“Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.”
Questa frase del poeta persiano Rumi è quella che meglio rappresenta il mio pensiero sulla terapia:
le sue parole evocano uno spazio sospeso, al di là del giudizio e delle etichette, dove ogni esperienza umana può essere accolta e ascoltata. In terapia, quel “campo” diventa tangibile: un luogo di incontro autentico, in cui la relazione con il terapeuta crea un terreno fertile per esplorare le emozioni, i conflitti e i desideri più profondi.
Sergio Erba, psicoterapeuta e psicoanalista che ha fondato Il Ruolo Terapeutico, credeva che ciò che genera la “follia” e il malessere in generale, non è il male stesso, ma la sua negazione. Intraprendere un percorso di cura significa incontrare autenticamente la propria storia, accogliere le mancanze, affacciarsi ai vuoti e poi, scegliere cosa farsene.
Per questo la frase del poeta Rumi è il perfetto invito a varcare la soglia della cura: lasciarsi guidare in quel campo privo di giusto e sbagliato significa iniziare un viaggio coraggioso verso la consapevolezza e la speranza autentica.
Conosci il mito del Vaso di Pandora?
Ho scoperto che questo mito ha un finale nascosto che in pochi conoscono!
Pandora fu la prima donna mortale a vivere sulla terra con gli uomini.
Creata da Efesto su ordine di Zeus per punire gli uomini che, con l’aiuto di Prometeo, avevano scoperto il fuoco e stavano quindi progredendo e rendendosi un po’ più indipendenti dal Dio Zeus.
Zeus voleva punire gli uomini complicando loro la vita così da tenerli dipendenti dal suo volere e dal suo potere.
Pandora avrebbe portato in dono agli uomini un vaso contenente TUTTI I MALI DEL MONDO che fino ad allora non esistevano: la morte, la malattia, la carestia, la gelosia, l’odio e il dolore.
Su ordine di Zeus, Pandora aprì il vaso e tutti i mali uscirono e invasero la terra e le vite degli uomini.
Fin qui niente di nuovo, quello che non viene raccontato spesso è che Pandora richiuse il vaso prima che fosse completamente vuoto.
Qualcosa rimane sul fondo: la Speranza.
Bellissimo.
Ma perché la Speranza è nel vaso insieme ai Mali?
Questo insegna che c’è un aspetto potenzialmente pericoloso dello “sperare” perché può distogliere dalla realtà e tutto ciò che ci allontana dalla verità rischia di farci stare male, di illuderci.
La Speranza però è sul fondo.
Arriva dopo tutti i mali del mondo, come a dirci che è possibile sperare davvero solo accettando la presenza di ciò che viene prima: cioè la sofferenza.
Sperare non è un atto illusorio, piuttosto un’azione consapevole.
Ecco perché nel mito la Speranza rimane contenuta nel vaso: affinché sia recuperabile. Il mito ci insegna che il male non è controllabile perché vaga libero nel mondo, mentre la speranza è una scelta possibile se si accetta di passare attraverso il proprio buio.
Prendersi cura di sé è come aprire il proprio vaso di Pandora.
Spaventoso e faticoso certo, ma il fine è quello di recuperare la Speranza rimasta in fondo al vaso.
Perché scoperchiare il proprio vaso di Pandora?
Iniziare un percorso di cura significa scegliere di guardare dentro il proprio vaso, accettando di incontrare ciò che fa male, che confonde, che spaventa. È un gesto di coraggio e responsabilità verso di sé.
Non si tratta di cancellare il dolore, ma di dargli un senso, un posto, una voce.
Solo così, attraversando il buio, può emergere una speranza autentica: quella che nasce non dall’illusione, ma dalla consapevolezza.
La psicoterapia è questo spazio: un luogo sicuro dove potersi fermare, esplorare, comprendere.
Un percorso per recuperare, poco a poco, la possibilità di stare meglio con sé stessi e con gli altri.

